L’arte dell’haiku, brevissimo componimento poetico, è nata in Giappone ed è fiorita tra il XVII° e XVIII° secolo.
Il maggior esponente di questa forma poetica è senza dubbio Jinshiro Munefusa Matsuo detto Basho (1644-1694).
L'haiku è definito poesia di concentrazione, perché invita ad osservare se stessi e il mondo con occhi attenti a cogliere l’essenziale (di un'esperienza, un evento, un'emozione) e ad esprimerlo in una forma poetica estremamente concentrata e sobria, rispettando regole precise.
L'haiku nasce generalmente da un’esperienza concreta: a volte nei luoghi e nei momenti più impensati, una piccola esperienza ci sorprende. Poiché l'esperienza è "piccola", anche le emozioni che nascono in noi sono "piccole". Ed è proprio questa apparenza modesta e inoffensiva che ci permette di abbandonarci al richiamo delle cose, imboccando senza preconcetti una via inconsueta e vivendo un’inattesa dimensione di significato.
L'haiku è concentrazione, un vero e proprio poema racchiuso in 17 sillabe, un poema lirico, pura concretezza.
Stati d’animo da cui possono nascere le poesie haiku.
Sabi - il silenzio: è il sentimento di grande quiete, pace, illimitata calma; il sentimento del distacco, del non possesso. Ma non c'è tristezza in esso, solo contemplazione, solitudine, così grande e avvolgente da avere la sensazione che la cosa contemplata e il contemplatore siano la stessa cosa.
Wabi - l'inatteso, il risveglio dell'attenzione: è quello stato d'animo prodotto da un qualcosa che si profila alla nostra coscienza all'improvviso. È l'elemento che ci sveglia dalla tristezza, dal grigiore, dai momenti in cui sembra che la vita non abbia nessun senso … Un qualcosa di inaspettato che si fa "guardare" con spiccata intensità desta la nostra attenzione e ci riporta alla vita.
Aware - la nostalgia, la transitorietà: il sentimento della nostalgia, del rimpianto, del tempo che passa, della caducità delle cose, dell’inutile affannarsi degli uomini, del dileguarsi, dello svanire. Ma non c’è sofferenza; non è il sentimento della perdita irreparabile. C'è invece la comprensione di questa caducità, la consapevolezza matura di appartenere ad essa semplicemente.
Yugen - il mistero, l’inafferrabile: è il sentimento del ministero, della bellezza indecifrabile che avvolge le cose, anche le più piccole, è l’energia del mondo che palpita ovunque, è la meraviglia, lo stupore, lo splendore delle cose, è la sensazione dell’universale, della magia e complessità della vita.
Rosomi - la delicatezza: è il sentimento della visione fine, sottile, delicata, acuta, affettuosa, sentimentale.
Karumi - la leggerezza, l'innocenza: è il sentimento della leggerezza e dell'innocenza, è il piccolo sorriso, la piccola ironia, il piccolo umorismo, la visione leggera, fanciullesca, libera dal peso della cultura e della tecnica.
Sabishisa - la tristezza: è lo stato d' animo della tristezza, della malinconia, della nostalgia, della depressione.
Sfiori - l'ombra: è il sentimento delle cose ombrose, della morte, del freddo, dell’immobilità, del rorido, dell’umido che trasuda umori.
Una poesia Haiku che piaceva in particolare a Patrizio Francini era:
“Volgiti a ciò che non diviene
né cessa di divenire,
a ciò che non è passato,
né futuro o presente.
Volgiti a ciò che non ha inizio né fine.
Volgiti senza pensare
all’essenza della coscienza.”