L'uomo e l'artista

Patrizio Francini

Patrizio Francini dopo aver frequentato le scuole dell' obbligo, preferisce il lavoro e comincia a viaggiare spinto da un grande interesse per l' Oriente e così ha potuto imparare diverse lingue: tedesco, inglese,francese.

Era un ragazzo curioso, tranquillo, modesto, allegro con una grande voglia di vivere.
Il suo punto di riferimento era la madre a cui scriveva molte lettere e poesie quando era lontano da casa.

Dopo aver viaggiato molto, inizia a sperimentare nuove conoscenze: filosofia Zen e ceramica Raku che impara a usare grazie ad altri artisti come Giorgio Sambonet ed Edoardo Profumo.

Leggeva e scriveva poesie Haiku e aveva una grande curiosità per il mistero dell’universo.

Aveva una baita in Val Cannobina dove andava per restare da solo poiché amava il silenzio.

Nel corso della sua vita ha partecipato a molte mostre dove dimostrava le sue capacità artistiche (Lugano, Cannobio, Brissago, Cannero, Luino, Torino e Germania).

Patrizio Francini è nato a Verbania nel 1962, ha vissuto a Cannobio. Nel 1996 muore a Parigi all' età di 34 anni per un arresto cardiaco.

 

Ceramica raku

Patrizio Francini parla di sé

 

"Fin dall’infanzia sono stato attratto dal desiderio di dare colore ai vasi che circondavano la casa materna, il primo approccio serio ad una ricerca artistica avviene nell'intarsio del legno, nella bottega di un amico.

Segue un periodo di intenso studio del saxofono fino a che, nell’estate del 1992, l’incontro col ceramista Claude Richard a Cannobio mi fa scoprire il fascino della cultura RAKU.

Nelle mie ceramiche si può notare che, dopo aver tornito delle forme classiche (vasi e piatti), intervengo in modo personale modificandone le forme ed applico la tecnica dell’intarsio imparata sul legno, coloro le mie opere con smalti e barbottine varie che io stesso preparo. La cottura avviene in forni di mia stessa costruzione utilizzando il calore diretto della fiamma."